venerdì 2 dicembre 2016

La befana in mostra


Incidente alla raffineria di Sannazzaro de Burgondi

MILANO, 1 DICEMBRE 2016.                                                COMUNICATO STAMPA

Incidente alla raffineria di Sannazzaro de Burgondi Legambiente: "Assurdo che l'emergenza sia classificata come problema interno allo stabilimento. Ad ogni incidente rilevante, i protocolli di allerta e dovrebbero essere applicati in maniera tempestiva per salvaguardare la salute dei cittadini!"

 Aria irrespirabile ovunque, eppure l'incidente nella raffineria di Sannazzaro de' Burgondi è gestito dall'Eni come se si trattasse di un'avaria interna allo stabilimento, senza considerare le case poste a qualche centinaia di metri di distanza investite dalla ricaduta dei fumi. "Ci pare che anche questa volta l'incidente, che interessa l'impianto notoriamente più inquinante della Lombardia e che quindi dovrebbe essere tenuto sotto stretta osservazione, venga gestito come se la raffineria fosse in un deserto e non in un'area densamente abitata - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, in contatto con gli attivisti del circolo Legambiente di Sannazzaro - i protocolli di allerta e sicurezza dovrebbero prevedere sistemi molto più efficaci e tempestivi, a salvaguardia della salute dei cittadini!" 

 L'impianto esploso, a quanto risulta, costituisce una sezione terminale della raffineria preposta alla lavorazione e alla pirolisi dei residui della raffinazione: una sezione che ha sempre avuto grossi problemi. "Ad emergenza cessata, vogliamo vedere chiaro nelle autorizzazioni all'attività di questo impianto e nel monitoraggio, ci aspettiamo dalla società un atteggiamento trasparente". 

 In Italia, dal censimento del Ministero dell'ambiente, ci sono impianti 1096 a rischio di incidente rilevante, di cui 285 solo in Lombardia. Su questi è prioritario che, oltre i controlli sulla sicurezza degli impianti e del loro funzionamento, ci sia una verifica riguardo i piani di emergenza interni allo stabilimento ed esterni, ovvero rivolti al territorio e alla popolazione circostante, e le necessarie campagne informative per far conoscere alla popolazione i rischi e i comportamenti nececessari in casi di incidente.

Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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giovedì 1 dicembre 2016

In memoria di Mariella, Signora delle acque, del territorio, dell'agricoltura proposta per l'Ambrogino di Milano

Un'amica, una donna straordinaria, una persona speciale che per decenni ha profuso il suo impegno con passione per l'ambiente, per il Parco Agricolo Sud Milano, per le acque e per l'agricoltura. Qui sotto, Andrea Falappi, gestore della Cascina Campazzo e grande amico di Mariella, illustra quanto sia stato significativo l'immenso lavoro svolto per la valorizzzazione del territorio. Chi ha avuto la fortuna di condividere con lei anche solo in parte il suo impegno non può che esserne fiero, sentirsi fortunato. E anche chi non l'ha conosciuta, può imparare a conoscerla ora, con l'eredità che ci ha lasciato: l'amore per la terra, le acque, la vita.

Mariella Borasio (Biella, 10.10.1943 – Milano, 24.12.2014) ha lavorato in modo instancabile per decenni - con intelligenza, sapienza, umiltà e autorevolezza - a fianco delle varie Istituzioni del territorio milanese per la valorizzazione delle componenti rurali del territorio milanese, a partire dalle acque quale suo elemento identitario primario.
Grazie alle sue profonde conoscenze storiche è stata a più riprese coinvolta in qualità di consulente qualificata nella impostazione, redazione e divulgazione di studi e progetti di valenza territoriale, nell’attivazione di processi di governance complessi, fino alla definizione di atti istituzionali e norme grazie ai quali il Comune di Milano ed altre Istituzioni Pubbliche sono stati in grado di avviare politiche innovative per uno sviluppo sostenibile del territorio.
Tra gli innumerevoli contributi, il suo apporto è stato determinante- nella redazione degli studi che hanno portato alla ottimizzazione dell’inserimento ambientale del sistema depurativo dei reflui della città di Milano, in particolare del Depuratore di Nosedo in ambito Chiaravalle, configuratosi nel progetto del Parco Agricolo Urbano della Vettabbia, oggi in fase di completamento, che è valso al Comune di Milano il premio europeo per il Paesaggio, primo - e per ora unico - dallo stesso ottenuto in tale campo in qualità di committente;
- nell’attività di concertazione dei Contratti di Fiume all’interno dei bacini idrografici di Lambro/ Seveso/ Olona tra tutti i Comuni afferenti ai medesimi ambiti vallivi di appartenenza, a maggior garanzia di sicurezza idraulica ed ambientale di quelli di valle, tra cui il Comune di Milano;
- nella redazione dello studio propedeutico al Piano di Governance delle Acque Milanesi commissionato dal Comune di Milano, per la ricomposizione delle conoscenze e delle competenze sulle acque milanesi in grado di garantire il governo del complesso sistema idrico ereditato dai monaci cistercensi, che per secoli ha garantito alla città di Milano il primato di capitale agricola di eccellenza;
- nella promozione di interventi finalizzati alla valorizzazione del paesaggio agricolo attraverso lo sviluppo di nuove modalità gestionali dei parchi urbani in ambiti rurali, come nel caso del Parco Agricolo Urbano del Ticinello, di cui è in attuazione un primo stralcio finanziato con risorse esterne erogate in favore del Comune di Milano sulla base una proposta progettuale messa a punto proprio sotto la sua autorevole supervisione;
- nel processo di formazione ed accompagnamento - fino all’accreditamento presso Regione Lombardia - della Società Consortile del Distretto Agricolo Milanese, rappresentativa di c.a il 70% delle aziende agricole milanesi, contribuendo in modo sostanziale in qualità di Presidente del relativo Comitato Scientifico alla redazione del Piano Strategico Distrettuale;
- nel processo di promozione delle politiche attivate negli ultimi anni a sostegno dell’attività agricola come risorsa strategica per il riequilibrio ambientale dell’intero ambito metropolitano della città di Milano, accompagnandone sapientemente i passi fino alla sottoscrizione - da parte del Comune di Milano e degli altri Soggetti cointeressati - del “Protocollo d’Intesa per la condivisione della strategia per lo sviluppo rurale di Milano” nel Maggio del 2012 e dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale “Milano Metropoli Rurale” nel Gennaio 2015 con l’obiettivo di perseguire << … un nuovo modello insediativo in cui terra e acqua producono in modo innovativo una nuova fase di civilizzazione ove si coniugano prodotti alimentari sani e sicuri, energie rinnovabili, qualità paesaggistico/ambientale, tutela della biodiversità, possibilità di fruizione di spazi urbano/rurali, valorizzazione dei patrimoni …>>. Questo è stato l’ultimo lascito di Mariella alla città a lei più cara.
Mariella era una profonda studiosa e ammiratrice di Ambrogio, Agostino e – soprattutto – di Bernardo di Clairvaux: santi che hanno plasmato la forma e la storia della città di Milano e del suo territorio, uniti dal filo conduttore dell’acqua. Quando capitava l’occasione, Mariella non mancava di accompagnare coloro con cui si intratteneva sotto il sagrato del Duomo, dove amava mostrare i resti del Fonte Battesimale alimentato dalle acque di una vicina sorgente, in cui Ambrogio battezzò Agostino; oppure il complesso monastico di S. Maria di Chiaravalle fondato da Bernardo in un luogo di potente energia scaturente dalle acque, dove – all’interno delle medesime mura – trovano posto sia la chiesa che il mulino azionato ad acqua, affinchè la contemplazione non fosse astratta e la produzione non fosse fine a se stessa.
Il giorno del suo ultimo compleanno, nella grande cucina di cascina Campazzo, cuore del Parco Agricolo Urbano del Ticinello, ha tenuto un breve discorso che qui si ripropone, mantenendo la freschezza delle parole dette a voce.
" Ambrogio era un uomo d’acque. Le conosceva perfettamente. Ha costruito il battistero, cioè la famosa vasca ottagonale che è sotto il sagrato del Duomo. Vi consiglio di andare a visitarlo: è un posto bellissimo. Dove si capiscono tante cose: per esempio, ha fatto la vasca ottagonale perché l’ottagono è una forma geometrica che dà una certa energia ad un’acqua che già ce l’ha… perché le acque dei battisteri sono sacre, nel senso che sono terapeutiche. […] E poi, qualche secolo dopo, noi abbiamo Bernardo di Chiaravalle, che è un laico; una delle persone più colte del pianeta che io abbia mai conosciuto; la più colta. Non solo ottimo governante, grande uomo politico, è riuscito a fondare in tutto il territorio d’Europa 400 abbazie. Abbazia viene da abbas: l’abate è un maestro d’acque e l’abbazia è un’azienda agricola… […] Perché vi cito Bernardo? perché nel nostro territorio lui ha capito benissimo il potenziale idrico e ha letteralmente fondato la città metropolitana e l’ha fondata rurale e urbana, come la vogliamo noi. Il modello di Bernardo è splendido, quindi noi dovremmo anche solo, ogni tanto, studiarci un po’ di più i testi di Bernardo, che sono un insegnamento molto profondo. […] Noi non partiamo da zero, quando pensiamo ad un futuro metropolitano, urbano e rurale. Partiamo da quello che sono i fondamenti della nostra civiltà, per cui - come dire - è una via spianata. […] Qui nel Parco Agricolo Urbano del Ticinello, Andrea coltiva una marcita, una delle pochissime marcite che sono ancora rimaste dei migliaia di ettari di marcite che Bernardo aveva messo in piedi come “azienda agricola”. […] Un’azienda agricola fiorente, che si è espansa continuamente nelle “valli”. Perché la visione territoriale che hanno sempre avuto Ambrogio e Bernardo è quella delle valli, su cui sono costruiti gli insediamenti umani. E la matrice rurale, che è fondamentalmente acqua, era la loro visione ed è anche la nostra visione. Oggi, io vi chiedo perdono, non voglio fare lectio magistralis ma… io a queste cose ci tengo. Anche perché, a volte le persone invisibili sono più potenti dei visibili, e c’è molto da studiare e molto da imparare continuamente da loro".
Ora Mariella è divenuta una di loro: anche da lei rimane molto da studiare e molto da imparare.
Il suo impegno civile energico, coinvolgente, appassionato e disinteressato è stato d’esempio per tutti coloro che – all’interno del Comune di Milano e di altre Istituzioni, associazioni o in qualità di singoli cittadini interessati al bene comune – hanno avuto la fortuna di conoscerla e di lavorare insieme a lei per una Milano migliore.
Se volessimo raccogliere e condensare il senso profondo dell’operato di Mariella, potremmo farlo in poche righe con le parole raccolte tra coloro che questa fortuna l’hanno avuta, di seguito riportate.
L’attività e le azioni promosse dalla Prof.ssa Mariella Borasio sono infinite, molti progetti non realizzati sono oggi di puntuale attualità e si avviano alla realizzazione. Mariella di fronte alle difficoltà riusciva sempre a trovare non un’ alternativa ma la geniale soluzione. Instancabile fino all’ultimo ci ha donato i suoi scritti, oggi punto di riferimento per il lavoro di molti. Ogni azione di Mariella nasceva da un atto poetico, che si articolava con lucidità e razionalità nelle sue intuizioni. Poesia intima di chi ha rispetto per la natura e per l’uomo, l’amore per l’agricoltura era l’amore per la sua città. Mariella ha insegnato che Milano è alchimia di vuoto e di pieno, che il denso vuoto - l’agricoltura di Milano - è la forza che si sprigiona nella bellezza del pieno della città, che a sua volta rimanda energia al vuoto della campagna rurale in un infinito dialogo di acque, canali, rogge e fontanili. L’amore di Mariella per la terra di Milano non è mai stato didascalico o accademico ma intimo, spesso sofferto. Mariella ci ha donato questo amore che si legge nella bellezza dei suoi progetti, che oggi devono continuare non nel ricordo ma prendere forma nelle azioni quotidiane che partono dall’anima, così come raccontano i poeti.
Per favore, tutti coloro che amano Mariella e vogliono che le sia riconosciuto il suo impegno devono registrarsi al portale www.partecipaMi.it Solo le persone registrate possono esprimere il proprio consenso (votare) alle candidature. Dopo aver effettuato l'accesso, su ogni proposta è possibile esprimere il proprio consenso attraverso le stelline presenti sotto l'autore della stessa (in questo caso Andrea Falappi).

Fonte: www.assparcosud.org - 6 ottobre 2016

Pioggia di miliardi sulla Lombardia: 6,571 mld per dissestarla con autostrade e solo 0,0082 mld per il rischio idrogeologico

Non vogliamo soffermarci sulle solite polemiche delle autostrade "private" finanziate con fondi pubblici. Ci limitiamo a sottolineare che per Pedemontana, la Regione Lombardia ha ottenuto dallo Stato altri 2,7 miliardi (1,2 già elargiti in passato, con dichiarazioni di Delrio del tipo: "il governo non è un bancomat, basta soldi per opere private). Tralasciamo anche la questione dell'inquinamento atmosferico, che per l'Italia significa 90mila decessi prematuri, concentrati in Lombardia e nella Pianura Padana in generale: infatti, il particolato così come l’ozono e il biossido di azoto causano o peggiorano problemi respiratori, malattie cardiovascolari, cancro e portano ad aspettative di vita più brevi. Inoltre l’ozono vicino al suolo riduce i raccolti agricoli (fonte Agenzia Europea per l'Ambiente).
Ci preme, invece, evidenziare la ripartizione degli investimenti programmati da Maroni: è più esplicita di qualsiasi parola per capire quanto il nostro governatore sia interessato alle tematiche di salvaguardia ambientale, cui destina 175 milioni circa, di cui appena 8,2 al rischio idrogeologico! Eppure, nuovamente, proprio in questi giorni ne abbiamo visti gli effetti devastanti e luttuosi.

Cosa perdiamo con il consumo di 6.520 ettari di suolo

Sfogliando il Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti (PRMT) della Regione Lombardia, è chiaro che chi governa è ben conscio di quello che sta facendo. Infatti, il PRMT esplicita: "l’infrastrutturazione viaria e ferroviaria prevista nel PRMT, contando solo le previsioni nel breve e medio periodo comporterà, su scala regionale, un’occupazione di suolo per una superficie stimabile in circa 1.760 ettari. Il potenziale consumo di suolo è concentrato nell’area metropolitana, in cui tale fenomeno risulta rilevante per l’addensarsi delle funzioni antropiche e dei fenomeni legati al rischio idrologico (esondazioni dell’Olona, del Seveso e del Lambro), nella fascia di pianura agricola e nelle aree prevalentemente risicole (di cui il 64% occupata da seminativi, il 14% da aree boscate e il 13% da prati stabili). Ma, come stima la stessa Regione Lombardia -applicando una fascia di profondità variabile da 10 a 50 metri per lato a seconda della tipologia di infrastruttura- i nuovi spazi aperti interferiti occuperanno ulteriori 4.760 ettari nel medio periodo (di cui 75% coperti oggi da seminativi, il 14% da aree boscate e il 7% da prati stabili)".
Un delirio, se pensiamo che dall'estensione della superficie coltivata dipende direttamente l'autosufficienza alimentare del nostro Paese, che oggi arriva a coprire il fabbisogno di cibo di due cittadini su quattro (dati Cia-Confederazione Italiana Agricoltori). E se si va avanti a questo ritmo la sottrazione di terreni agricoli rischia di aumentare considerevolmente la nostra dipendenza dall'estero, dovendo ricorrere ulteriormente alle importazioni per coprire il deficit produttivo. Da una parte cresce la domanda di cibo e dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va affrontata sia a livello nazionale sia a livello globale, dove Fao e Ocse stimano che per sfamare i 9 miliardi di persone che saremo nel 2050 bisognerà aumentare la produzione agricola del 60% in 40 anni.

Impatti delle infrastrutture lineari sul territorio

Analizzando il fenomeno ad un maggior livello di dettaglio (come evidenzia la stessa Regione Lombardia nel documento del PRMT) si nota che l’interferenza con gli spazi aperti interessa prevalentemente le seguenti zone:
- contesto produttivo cerealicolo della bassa pianura;
- alta pianura asciutta, in cui gli spazi aperti di qualità sono una risorsa ambientale scarsa e oggetto di pressioni di origine antropica, in primis riconducibili al fenomeno di urbanizzazione;
- pianura tra il Po e il Ticino, dove la coltura risicola risulta dominante.
Le nuove infrastrutture, inoltre, possono comportare l’erosione delle coperture vegetali e la compromissione delle loro funzionalità e spezzare la continuità di ambiti ecologicamente significativi, limitando la circolazione della fauna e indebolendo la connettività e la circuitazione della rete ecologica, poiché incrementano il livello di frammentazione
delle aree agricole e naturali.
Situazioni interessate da significativa frammentazione si osservano già oggi su buona parte del territorio regionale. I maggiori impatti in tali termini si potrebbero verificare:
- nell’area metropolitana;
- nella bassa pianura cerealicola e nella pianura foraggera;
- nella fascia fluviale dell’Adda;
- nella zona pedemontana e prealpina;
- nell’Oltrepò.

Risulta inoltre interessante valutare l’interferenza con un particolare tipo di aree naturali, che costituiscono la riserva più cospicua e tutelata di natura e di biodiversità: le aree protette. Le azioni infrastrutturali previste dal PRMT comportano l’attraversamento di parchi per circa 110 km, corrispondenti a un incremento percentuale del 2,5% della lunghezza delle infrastrutture che attraversano aree protette. Tale incremento è concentrato prevalentemente:
- nel Parco Agricolo Sud Milano (circa 30 km di nuove infrastrutture), il cui territorio si presenta già polverizzato, discontinuo e formato da tessere agricole, naturali o seminaturali, intercluse in contesti ad elevata urbanizzazione;
- nel Parco Lombardo della Valle del Ticino (più di 50 km di nuove infrastrutture), elemento di pregio naturalistico che consente la connessione tra il lago Maggiore e il fiume Po.
Il fiume Ticino, come in generale il reticolo idrografico superficiale, può subire gli effetti della nuova infrastrutturazione, dove siano richiesti interventi di regolazione dei corsi d'acqua e di artificializzazione delle sponde, provocando l’alterazione della morfologia fluviale, la compromissione di habitat, la riduzione della vegetazione ripariale (dalle fondamentali funzioni depurative e dei cicli geobiochimici), l’alterazione del regime idrologico, la compromissione di corridoi ecologici e l’alterazione del paesaggio locale.
Oltre alle aree e alle componenti naturali e seminaturali, le attività di trasporto possono rappresentare una fonte di interferenza anche con gli ambiti urbani: rumori, luci e vibrazioni possono causare disturbo alla popolazione.
Gli effetti diretti e indotti dalle infrastrutture lineari sono riconosciuti dal Piano Paesaggistico Regionale tra le cause di degrado dei paesaggi regionali, con effetti evidenti soprattutto nell’ambito del sistema metropolitano, ma con evidenze riscontrabili anche in pianura e nei fondovalle delle fasce alpine e prealpine. Oltre a rappresentare essi stessi elementi di tipo detrattore, spesso estranei ai contesti che attraversano, e a creare effetti di barriera, separazione o interferenza percettiva, i nuovi tracciati stradali possono rappresentare, in assenza di un’adeguata pianificazione territoriale e urbanistica, fattore di innesco per ulteriori processi di urbanizzazione e consumo di suolo e possono incidere sulle visuali vicine e lontane, compromettendo le possibilità di fruizione del patrimonio storico, architettonico, paesistico.


Firma anche tu

Considerata l'insensatezza dei nostri politici, comunque allineati ad altri Paesi europei, possiamo tentare di difenderci dalla loro fame di business a base di cemento con la petizione Salviamo il suolo, che vede l'aggregazione di oltre 450 associazioni a livello europeo: dobbiamo raccogliere un milione firme affinché l'Unione europea emani una direttiva efficace per frenare il consumo di suolo. È molto semplice, munitevi di carta di identità e firmate anche voi. Non servirà a fermare le devastazioni programmate da Maroni & Co, ma potremo sperare per il futuro delle prossime generazioni.

Fonte: www.assparcosud.org - 27 novembre 2016

venerdì 18 novembre 2016

PRIMA LA LEGGE 31 “TRUFFA” E ORA I REGOLAMENTI ATTUATIVI: LA LOMBARDIA SUL CONSUMO DI SUOLO GIOCA A CONFONDERE LE CARTE

MILANO, 18 NOVEMBRE 2016                                                COMUNICATO STAMPA

 
 “Basta con gli imbrogli. Sullo stop al consumo di suolo serve una direttiva europea” a richiederlo sono oltre 400 organizzazioni in tutta Europa. Si può già firmare la petizione su www.salvailsuolo.it

Strade, autostrade, parcheggi e altre infrastrutture di trasporto rappresentano, secondo ISPRA, ben il 55% del suolo consumato in Italia. Secondo Regione Lombardia, però, tutte queste opere, che sono anche le più impattanti sugli ecosistemi e sull'inquinamento atmosferico, non devono essere computate come consumo di suolo e quindi la loro realizzazione non deve essere soggetta ad alcuna valutazione o limitazione conseguente agli effetti che determinano sul territorio. "Maroni ci spieghi, allora, che cos'è il consumo di suolo?" domanda Legambiente Lombardia. L'associazione, attraverso un apposito centro di ricerca sviluppato insieme all'Istituto Nazionale di Urbanistica e il Politecnico di Milano, da quasi un decennio pubblica un periodico Rapporto sul consumo di suolo.

"Partita con la promessa ambiziosa di sviluppare un corpo di norme per fermare il consumo di suolo, l'amministrazione Maroni ha prodotto una legge-truffa, la n.31 del 2014, in virtù della quale la Regione è arrivata a commissariare i comuni che non si sbrigavano a rilasciare titoli abilitativi per le nuove urbanizzazioni. Adesso rincara la dose con una delibera di criteri che contiene un interminabile elenco di opere pubbliche o d’interesse pubblico, la cui realizzazione non dà luogo a consumo di suolo – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Ormai non ci stupiamo più di nulla. Il nostro giudizio su questa operazione è secco e chiaro, ma è anche evidente che sul consumo di suolo ognuno può scrivere tutto quello che gli pare, e nessuno può appellarsi a parametri precisi, in quanto ad oggi, purtroppo, non ne esistono nelle norme di livello nazionale ed europeo".

A differenza di molte altre norme ambientali, il consumo di suolo non ha riferimenti nel diritto europeo, in quanto l’Unione Europea non ha mai promulgato una direttiva in materia. Anche a livello nazionale, in Italia e nella maggior parte dei Paesi UE, manca una legge di riferimento. Una situazione insostenibile, considerato che il suolo è soggetto a crescenti livelli di pressione e degrado. “L'esigenza di una disciplina europea che tuteli il suolo è ormai indifferibile, ma per questo occorre una decisiva presa di coscienza da parte della politica: per questo chiediamo a tutti i cittadini di firmare la petizione europea per il suolo: ora è possibile farlo anche on line, sul sito www.salvailsuolo.it” conclude Barbara Meggetto.


Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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Festa dell'albero a Monza


giovedì 17 novembre 2016

FESTA DELL’ALBERO DI LEGAMBIENTE SARANNO PIANTATI 2000 NUOVI ALBERI IN TUTTA LA LOMBARDIA

MILANO, 17 NOVEMBRE 2016                                            COMUNICATO STAMPA



La campagna annuale di Legambiente promuove la petizione Salva il Suolo per una direttiva europea a tutela del suolo

In occasione dell’assemblea regionale dei circoli nasceranno nuovi boschi in ricordo di Lorenzo Corioni

Torna la Festa dell'Albero, l’annuale campagna di Legambiente per aumentare e migliorare la superficie boscata e il verde urbano. Quest’anno l’associazione pianterà 2000 nuovi alberi in tutta la Lombardia, grazie all'impegno dei 85 circoli del territorio, con l’obiettivo di consolidare la rete ecologica regionale. Gli alberi svolgono un ruolo importante proteggendoci dall'inquinamento atmosferico e acustico, contribuendo a mitigare gli effetti dei mutamenti climatici e riducendo il pericolo di frane e smottamenti, ma subiscono costantemente la minaccia dell’avanzare del consumo di suolo. Per questo nell’edizione 2016 la campagna è legata alla promozione dell’iniziativa di cittadini europei People4Soil #salvailsuolo, che Legambiente sostiene insieme a 400 associazioni europee, allo scopo di raccogliere un milione di firme per la proposta di una direttiva europea per la tutela del suolo. È possibile firmare la petizione, munendosi di carta di identità, anche sul sito www.salvailsuolo.it

“Legambiente è ogni giorno in prima fila per estendere il verde attraverso la partecipazione diretta dei cittadini – ricorda Marzio Marzorati, vicepresidente di Legambiente Lombardia Ogni albero viene piantato da almeno 4 persone, si crea in questo modo una relazione tra aree verdi prossime alla città, giardini delle scuole e boschi con le comunità locali. Vengono piantati alberi che saranno accuditi durante la vita. A sottolineare l’importanza di questo momento, la giornata dell’Albero è dal 2013 anche una legge dello Stato, vale a dire una responsabilità e un obbligo per tutti i cittadini. Legambiente è da 30 anni che non può fare a meno di prendersi cura degli alberi e quest’anno lo fa anche attraverso la petizione Salva Il Suolo”.

Ogni anno la Festa dell’Albero è in concomitanza con La Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra in tutto il mondo il 20 novembre. La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza adottata da 190 Paesi. Molti degli appuntamenti, infatti, saranno organizzati in collaborazione con le scuole per coinvolgere gli studenti.

Tanti gli eventi su tutto il territorio regionale. Si parte venerdì alle 15,30 a Brescia con la piantumazione di 16 alberi ai giardini di via San Benedetto, nel quartiere Buffalora. La città di Brescia quest’anno ospiterà nel fine settimana anche l’assemblea regionale dei circoli di Legambiente e per l’occasione domenica alle 10 sarà piantato anche un albero simbolico nell’area verde del Chiostro di Santa Chiara dell’Università. Nel bresciano prosegue anche l’esperienza del “Bosco di Lorenzo”, dedicato al giovane ambientalista scomparso nel 2015. Il Circolo di Erbusco pianterà 220 tra tigli, querce e aceri in diverse aree di Erbusco, Coccaglio, Palazzolo e Cologne.

A Milano domenica 20 il Circolo Zanna Bianca promuove dalle ore 10 alle 12,30 nel quartiere Gratosoglio la piantumazione di diversi alberi nel pratone centrale in via Baroni 45; restando nel milanese, a Cesano Boscone domenica il Circolo Abete Rosso dalle 10 alle 12 dà appuntamento per piantare nuovi alberi in via dei Pioppi all’angolo con via Vespucci; a Cormano il circolo locale organizza per domenica 27 dalle 9 la ricostruzione della lunga siepe al parco di via Tobagi, lungo la ferrovia tra Paderno e Cormano, distrutta durante i lavori di realizzazione della linea: in collaborazione don Ferrovie Nord saranno messi a dimora 600 nuovi cespugli e con i volontari di Legambiente saranno piantate 450 piante.

A Monza il Circolo Alex Langer organizza per domenica 20 dalle 10 alle 12 una piantumazione in via Ghilini; a Besana (MB) dalle 11 alle 14 il Circolo di Seregno di Legambiente promuove presso l'Azienda Agricola il Semino la piantumazione di 250 alberi da frutto di varietà “antiche” e originarie del Centro-Nord Italia; a Seveso (MB) domenica 20 in collaborazione con il Comune di Seveso, Agenzia InnovA21 per lo Sviluppo Sostenibile, Fondazione Lombardia per l'Ambiente, la Rete di Rigenerazione, la Scuola Da Vinci e il Gruppo Alpini della Valle del Seveso, nell'ambito del progetto Esserci finanziato dalla Fondazione Cariplo, dalle 10 alle 12 saranno piantati nuovi alberi al Parco di via Pavia.

La Festa dell’albero prosegue oltre il weekend, coinvolgendo gli studenti: a Treviglio (BG) lunedì 21 il Circolo Bassa Bergamasca in collaborazione con il Comune promuove una giornata di piantumazione presso la scuola Mozzi; a Malnate (VA) grazie ai volontari di Legambiente del Circolo Mulini dell’Olona lunedì 21 dalle ore 10.45 protagonista sarà il parco giochi della Scuola dell'Infanzia di Rovera, mercoledì 23 novembre dalle 10.30 gli alunni della Scuola dell'Infanzia di Gurone che pianteranno in via Firenze due carpini a completamento del filare esistente e venerdì 25 dalle 10.30 gli studenti della scuola Battisti procederanno alla messa a dimora di un biancospino nell'area verde dell'istituto in via Libia. A Bellano (LC) lunedì il circolo Lario Sponda Orientale in collaborazione con il Comune e le Scuole elementari e medie, promuove per tutta la giornata a partire dalle ore 11 la piantumazione di 20 alberi in diversi luoghi del paese. Infine a Gropello Cairoli (PV) lunedì alle 14.30 il circolo Terre d’Acqua coinvolgerà le Scuole comunali in una giornata dedicata alla cura degli alberi.


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mercoledì 16 novembre 2016

Nuova legge regionale sulle aree protette



MILANO, 16 NOVEMBRE                                         COMUNICATO STAMPA

LEGAMBIENTE: BENE LA RIORGANIZZAZIONE, MA SERVONO INVESTIMENTI PER IL RILANCIO DELLE INFRASTRUTTURE VERDI

L’iter della legge regionale sul riordino delle aree protette ha visto la sua conclusione con l’approvazione da parte del Consiglio regionale. Legambiente prende atto favorevolmente dei rilevanti miglioramenti che sono stati introdotti nel testo votato, recependo anche osservazioni formulate dalle associazioni ambientaliste, ma restano ferme le criticità già segnalate in più occasioni.

“Il riordino del sistema, che anche noi abbiamo ritenuto necessario – spiega Marzio Marzorati, vicepresidente di Legambiente Lombardia – deve essere fortemente governato dalla Regione. Diversamente si rischia che un processo affollato da centinaia di enti locali e gestori di aree, possa portare di fatto alla perdita di superficie tutelata. Le aree protette sono infrastrutture verdi la cui importanza dovrebbe giustificare un investimento di carattere strategico dal respiro molto maggiore rispetto a quanto visto fino ad ora”.

La legge, infatti, ha perso l'occasione di ripensare il meccanismo di finanziamento delle aree protette: gli enti parco offrono un servizio ecologico fondamentale all'intera regione. Per questo motivo Legambiente ritiene assurdo che i costi per il loro funzionamento siano affrontati in maniera rilevante dagli enti locali in cui le aree protette ricadono, invece che dall'intera comunità regionale, per altro contrariamente a quanto accade per gli altri enti regionali.


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Città, reti ed economia circolare