martedì 24 gennaio 2017

Rapporto Pendolaria 2016

MILANO, 24 GENNAIO 2016                     COMUNICATO STAMPA


OGNI GIORNO 712MILA UTENTI SUI TRENI REGIONALI, IN CRESCITA NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Legambiente: “La spesa regionale per i pendolari è inadeguata, mentre si punta a finanziare il trasporto su gomma”

I pendolari lombardi nel 2016 hanno toccato quota 712mila, registrando una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente e del 20% in 10 anni. A rivelarlo è il rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente. In Lombardia il gap rispetto a linee suburbane e metropolitane resta ancora molto alto, mentre l’offerta di autostrade, inclusi i numerosi nuovi tratti in fase di realizzazione o in progetto, rimane preponderante, come in parallelo il tasso di motorizzazione, che nella Provincia di Milano è oltre le 582 automobili per 1.000 abitanti. Un dato che pone la Lombardia in contrasto con altre realtà europee: la popolazione della regione può essere confrontata con quella di Londra o con quella della Catalogna, dove si registrano tassi di motorizzazione rispettivamente di 328 e 480 automobili per mille abitanti.

“Gli investimenti attuati dalla Regione nel comparto ferroviario si sono concentrati sulle direttrici che convergono su Milano, lasciando ai margini tutte le aree periferiche – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Inoltre i pendolari in 7 anni si sono visti aumentare i costi dei biglietti del 30,3%, un adeguamento tariffario a cui non sempre corrisponde un miglioramento del servizio. Purtroppo l’attuale strumento di programmazione della mobilità (PMRT) continua a considerare una priorità i finanziamenti che favoriscono il trasporto stradale su gomma, mentre la crescita degli utenti del trasporto ferroviario dovrebbe far scegliere la direzione opposta”.

In Lombardia si muovono ogni giorno 2300 corse su 1920 km di rete ferroviaria, con un’età media del parco treni di 18,6 anni. Dei 461 treni presenti sul territorio, 336 sono elettrici, mentre 125 rientrano nella fascia più inquinante dei treni a diesel. La regione, inoltre, si posiziona tra quelle dove sono state applicate le più alte penali per non aver rispettato gli standard (puntualità, pulizia, numero di carrozze dei convogli ecc.) previste dai Contratti di Servizio, nei confronti dei gestori del servizio ferroviario: 10 milioni nel 2015, per un totale di 116 milioni in 15 anni.


Il Rapporto Pendolaria completo è disponibile su:
https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/pendolaria-2016
(da pag. 52 il focus sulla Lombardia per province)

venerdì 20 gennaio 2017

DEPURATORE DI SANT’ANTONINO: NUOVA PROROGA AL TERMINE DEI LAVORI FISSATA PER GIUGNO


MILANO, 20 GENNAIO 2017                                                                                            COMUNICATO STAMPA





Legambiente: “Chiediamo a Regione Lombardia un ruolo di controllo e monitoraggio più incisivo”


Una proroga fino a giugno 2017. È questa la nuova scadenza per la chiusura degli interventi di adeguamento e potenziamento del depuratore Sant’Antonino a Lonate Pozzolo. La data è stata definita dalla Società Tutela Ambientale Torrenti Arno Rile e Tenore durante il tavolo informale di coordinamento dei lavori sull’impianto, al quale hanno partecipato le associazioni e i comitati territoriali, Arpa, Regione Lombardia, Enel, AIPO e i Comuni dell’area interessata. Un ritardo di diversi mesi rispetto al cronoprogramma iniziale, che prevedeva il termine degli interventi a gennaio 2017, a seguito di altre posticipazioni già avvenute negli ultimi 2 anni. La data di fine lavori, se rispettata, si augua l'associazione possa consentire di dare finalmente risposte positive alle attese delle popolazioni coinvolte, riguardo all’annoso problema delle acque scaricate nel Naviglio Industriale e nel Canale Marinone, ramo pregiato del Ticino.

“Continueremo a vigilare sull’operato della Società Tutela Ambientale Torrenti Arno Rile e Tenore che, durante il tavolo di coordinamento, ha assicurato il completamento a breve degli interventi in sospeso – spiega Claudio Spreafico del Circolo Legambiente di Turbigo – A Regione Lombardia chiediamo un ruolo di controllo maggiore, attraverso il coinvolgimento di tecnici di ARPA sia nella fase di valutazione del funzionamento degli interventi fatti che nel periodo di monitoraggio."

Sono ancora diversi i lavori che mancano per il completamento dell'opera: il collaudo di alcuni macchinari per l’ossidazione, fondamentali per la parte biologica dell’impianto, l’attivazione del sistema dell’unità ad ozono per l’abbattimento dei colori e la sistemazione di parte del presidio di grigliatura. Si tratta di interventi sostanziali che, se completati in tempi brevi, non solo garantirebbero un miglior funzionamento dell'impianto, ma anche una migliore qualità ambientale, a tutela della salute dell’ecosistema lacustre.

Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti

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giovedì 12 gennaio 2017

ELISKI, REALACCI: "BUONE NOTIZIE SUL FRONTE ELISKI: IN RISPOSTA A UNA INTERROGAZIONE PRESENTATA DA ME E DAL COLLEGA BORGHI IL GOVERNO SI IMPEGNA AD UNA REGOLAMENTAZIONE RIGOROSA”

Roma, 12 gennaio 2017 – Comunicato stampa


"Un passo avanti importante per vietare o limitare fortemente l'eliski anche in Italia con una regolamentazione stringente. L’eliski è una pratica pericolosa per sciare fuoripista che utilizza l'elicottero come mezzo di risalita ed è considerata «non adatta alle Alpi per ragioni ambientali» dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA) e per questo vietata o limitata negli altri Paesi alpini europei. Il ministero delle Infrastrutture oggi rispondendo a una interrogazione presentata da me e dal collega Borghi, anche su sollecitazione di Beppe Leyduan, Carlo Alberto Pinelli, Mountain Wilderness e Cai, ha annunciato l’intenzione di definire, di concerto con il ministero dell’Ambiente e gli Enti territoriali coinvolti , un rigido sistema regolatorio per l’eliski in linea con quanto indicato dalla CIPRA e con quanto già posto in essere dagli altri paesi alpini europei.

Il MIT condivide infatti la necessità di regolamentare con chiarezza e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale l’utilizzo dell’eliski, vista la pericolosità di questa pratica per l’uomo e l’ambiente. Usare l’elicottero come mezzo di risalita crea infatti il rischio del possibile distacco di valanghe causato dai rotori o dall'azione degli sciatori che, peraltro, non testano la compattezza della neve durante la salita ignorando così le condizioni dei pendii che si accingono a percorrere. L’eliski è poi fonte di un forte inquinamento acustico che disturba la fauna alpina in un periodo dell’anno in cui diverse specie sono già messe a dura prova dai rigori del clima.
Per questi motivi l’eliski comincia ad essere vietato anche in alcuni comuni italiani. Il piccolo centro di Balme nelle valli di Lanzo (To), ad esempio, si è impegnato a inizio dicembre con una delibera a non autorizzare sul suo territorio la pratica dello sci con l’elicottero, né l’utilizzo di altri mezzi come quad, moto, fuoristrada e motoslitte.
Regolamentare in modo rigoroso questa pratica significa garantire maggiore sicurezza alle persone e permette di puntare su un turismo più sostenibile e sempre più attrattivo per il futuro”

Lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, commentando la risposta del ministero delle Infrastrutture alla sua interrogazione a risposta immediata in Commissione sulla dannosa pratica dell'eliski.

DI SEGUITO E' DISPONIBILE IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE E IN ALLEGATO LA RISPOSTA DEL MIT (IL CUI CUORE E' NELLA PARTE FINALE)

REALACCI e BORGHI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
come si evince da articoli più volte apparsi sulla stampa nazionale l’eliski è una pratica dello sci fuoripista e «freeride» che utilizza come mezzo di risalita l'elicottero. Si tratta di un'attività vietata e limitata in un tutti i Paesi alpini, ad eccezione dell'Italia, perché ritenuta «rischiosa» e «non adatta alle Alpi per ragioni ambientali» dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, la «CIPRA»;
più precisamente, le attività di eliski sono interdette in Germania, Slovenia e Liechtenstein. Anche in Francia vige un divieto generalizzato che però viene spesso aggirato, poiché gli sciatori depositati dagli elicotteri su creste oltre confine. In Austria è consentito unicamente nella regione dell'Arlberg, con soltanto due destinazioni. In Svizzera la legge consente l'atterraggio su una quarantina di siti (la maggior parte dei quali situati nel Canton Vallese); è recente la notizia che la Confederazione elvetica starebbe per ridurre i voli nella zona del Monte Rosa (una delle più battute) in quanto questo è considerato di alto pregio ambientale; dal punto di vista della sicurezza, oltre al rischio derivato dal possibile distacco di valanghe causato dai rotori o dall'azione degli sciatori depositati su pendii in quota, vette o crinali potenzialmente instabili, si deve considerare un'elevazione del rischio dovuto al fatto che chi pratica eliski non ha la possibilità di testare le condizioni della neve durante la salita ignorando così i pericoli insiti nelle condizioni del manto nevoso.
Il volo di elicotteri a bassa quota, così come il decollo e l'atterraggio concorre poi in modo significativo al disturbo della fauna alpina in un periodo dell'anno, quello invernale o di inizio primavera, in cui certe specie sono già messe a dura prova dai rigori del clima;
più recentemente, il comune di Balme, in provincia di Torino, ha scelto di essere il paese dove vivere esperienze di frequentazione della montagna dolce e silenziosa, ovvero più sostenibile, e non il borgo alpino degli elicotteri. Per questo il piccolo centro di Balme, nelle valli di Lanzo, a inizio dicembre 2016 impegnato, con una delibera votata dal consiglio comunale, a non autorizzare sul suo territorio la pratica dell’eliski e l'utilizzo – sia d'inverno che d'estate – di altri mezzi motorizzati come quad, moto, fuoristrada e motoslitte affinché si possa offrire al turista un contatto più genuino ed autentico con la natura, nel rispetto delle fragilità dell'ambiente alpino –:
se i Ministri interrogati non intendano assumere iniziative, considerato quanto già deciso dagli altri Paesi in Europa, al fine di ottemperare alle indicazioni date dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, in modo tale da estendere così il divieto di eliski, ad eccezione delle aviosuperfici autorizzate, in tutto l'arco alpino del territorio italiano a tutela dell'ambiente e della sicurezza delle persone e delle cose.

venerdì 23 dicembre 2016

Befana 2017



CLIMA NATALIZIO SOFFOCANTE: LE POLVERI SOTTILI NON DANNO TREGUA NELLE VIE DELLO SHOPPING MILANESE DUE TERZI DEI NEGOZI TENGONO LE PORTE APERTE

MILANO, 23 DICEMBRE 2016                                                                                  COMUNICATO STAMPA


Legambiente: “Una tendenza assurda, che aumenta solo gli sprechi"


Corso Buenos Aires, una mattina invernale soleggiata come tante negli ultimi giorni di shopping natalizio, tra luci colorate e musiche di festa. Un quadretto perfetto, se non fosse che passeggiando lungo il corso si viene investiti da folate di aria calda seguite da tratti di aria gelida. Il motivo? Le porte dei negozi sono spalancate. Una tendenza ormai diffusa tra gli esercenti commerciali, convinti che non creare barriere all’ingresso invogli i clienti ad entrare.

Su 112 negozi monitorati dai volontari di Legambiente, il 70% è risultato avere le porte aperte e la maggior parte sono punti vendita di grandi catene o marchi internazionali, i cui gestori sono spesso costretti ad agire sulla base di rigide procedure dettate dal franchisor. Tale insana abitudine comporta una dispersione termica molto forte e uno spreco di energia, oltre a rendere poco salubre l'ambiente di lavoro per i commessi.

Di fronte ai dati allarmanti di dicembre, dovuti all'elevata concentrazione di polveri sottili, un mese in cui Milano ha fatto segnare una media di 70microgrammi per metro cubo di Pm10, con 18 giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge, Legambiente ricorda che la combustione non industriale contribuisce fino al 60% del carico di PM10 nell’aria,

“È assurdo che mentre all’esterno la temperatura è di pochi gradi sopra lo zero, le porte dei negozi siano spalancate – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Non capiamo il senso di sprecare deliberatamente energia, aumentando di molto i consumi e i costi e contribuendo ad innalzare i livelli, già preoccupanti, di polveri sottili nell’aria"

Con l’ausilio di una termocamera sono state fotografate le facciate dei palazzi in cui i negozi erano presenti, rilevando una forte dispersione termica localizzata nella parte inferiore degli edifici. Occhi puntati allora anche sul termometro. Nell’85% degli esercizi commerciali monitorati la temperatura all’interno era superiore ai 20°C, con una media di 23°C e punte fino a 27°C.

“Una temperatura di 19-20°C è sufficiente a garantire il benessere sia dei lavoratori che dei clienti, così come imposto dalle misure antismog di Regione Lombardia, anche negli appartamenti – ricorda Barbara Meggetto – Si chiede ai cittadini di adottare comportamenti virtuosi e di cambiare il loro stile di vita e si riscaldano le strade milanesi in modo incomprensibile”.

Si ringrazia per la collaborazione Teicos Group per le rilevazioni termografiche.

NOTA PER LA STAMPA:
In allegato un report delle termorilevazioni.
A questo link è disponibile il video in HD del blitz con l'intervista a Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia: https://we.tl/dYXF6vMbkI
A questo link alcune foto dell'azione: https://we.tl/VRQxk1OIF7


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giovedì 22 dicembre 2016

BORGARELLO (PV) DICE NO AL CEMENTO NEL NUOVO PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO CANCELLATE LE PREVISIONI DI NUOVI GRANDI CENTRI COMMERCIALI A RIDOSSO DELLA CERTOSA

MILANO, 22 DICEMBRE 2016                                                                                                   COMUNICATO STAMPA




Legambiente: “Al coraggioso sindaco Nicola Lamberti il nostro plauso, per aver chiuso un difficile procedimento senza piegarsi agli appetiti immobiliari”

Tra la Certosa e la città di Pavia continueranno a verdeggiare i campi: ieri sera il Consiglio Comunale di Borgarello ha approvato definitivamente il proprio piano urbanistico e ha scritto la parola fine ad un contenzioso, durato oltre un decennio, sul destino delle aree agricole di questo piccolo comune lungo il Naviglio Pavese, cresciuto molto e in fretta come accaduto a molti comuni di cintura: la popolazione di Borgarello è infatti aumentata dai 900 abitanti del censimento 1991 ai 2700 attuali, con una crescita delle aree urbanizzate del 30% avvenuta tra la fine degli anni '90 e il 2012.

In un territorio già provato da una tale espansione urbanistica, il piano di governo del territorio prevedeva ulteriori 400.000 metri quadri da destinare a centri commerciali e attività per il tempo libero, dai cinema multisala al ricettivo alberghiero, che avrebbero triplicato la crescita avvenuta negli ultimi 15 anni. Un’indigestione di cemento che faceva parte dell'aspettativa di inflazione immobiliare dei primi anni del 2000, duramente smentita poi dai dati dell'economia e della domanda reale. Una progettazione che incombeva ancora, fino a ieri, nelle planimetrie urbanistiche del Comune e nei contenziosi con gli avvocati delle proprietà. Contenziosi mai sopiti, nonostante il TAR della Lombardia nel 2013, con una sentenza storica su un ricorso presentato da Italia Nostra e Legambiente, si fosse già chiaramente pronunciato contro le esagerate previsioni urbanistiche. Oltre a ciò, il nuovo PGT cancella anche la previsione di una nuova arteria stradale che, se realizzata, avrebbe potuto generare ulteriori potenzialità di espansione commerciale anche nel vicino comune di Certosa di Pavia, trasformando la ex-statale dei Giovi in un enorme polo del commercio e dell'intrattenimento.

“Al coraggioso sindaco Nicola Lamberti e alla sua Giunta va il nostro plauso ed incoraggiamento, per la determinazione che ha saputo mantenere nei confronti delle aspettative edificatorie e per la linearità con cui ha intrapreso e concluso il percorso di revisione del piano urbanistico - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Borgarello ha sventato il rischio di diventare una anonima periferia del capoluogo pavese. Potrà, invece, sviluppare le proprie storiche vocazioni legate alla produzione agricola e alla qualità paesaggistica del Parco Visconteo, i cui campi abbracciano l’adiacente Certosa"

Il nuovo PGT riconosce che il territorio agricolo deve essere considerato un patrimonio da amministrare nell'interesse esclusivo della comunità e delle future generazioni. “Borgarello indica la strada maestra da seguire: il suolo deve essere gestito e tutelato come un imprescindibile bene comune. È quanto chiediamo di riconoscere anche all'Europa, con la campagna #salvailsuolo. Vogliamo che in futuro la difesa del territorio non dipenda dal coraggio di sindaci come Lamberti, ma da amministratori che gestiscono l'interesse collettivo, applicando il diritto nazionale e quello comunitario, che invece oggi semplicemente non esiste. Per questo abbiamo lanciato una petizione popolare perché l'Europa si doti di una direttiva sul suolo e invitiamo tutti i cittadini di firmarla sul sito www.salvailsuolo.it" conclude Barbara meggetto.

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martedì 20 dicembre 2016

Processo amianto: tutti assolti i dirigenti Pirelli DI AMIANTO IN ITALIA SI CONTINUA A MORIRE: MIGLIAIA DI VITTIME E NESSUN COLPEVOLE

MILANO, 19 DICEMBRE 2016                                                                                                                                                    
La sentenza che assolve i dirigenti Pirelli purtroppo prosegue la serie di pronunciamenti analoghi, che fanno sì che le migliaia di vittime di mesotelioma ed altre patologie amianto-correlate entrino nella contabilità di una strage priva di colpevoli. Eppure la pericolosità dell'amianto era ben nota già dagli anni '70.

"Il dramma è che l'epidemia di mesotelioma non accenna a diminuire. In Lombardia si registrano oltre mille morti all’anno per malattie correlate all'amianto – constata Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – L'ennesima assoluzione di dirigenti di aziende i cui dipendenti si sono ammalati e hanno perso la vita per l’esposizione all'amianto in ambiente di lavoro è umanamente intollerabile, al di là del riconoscimento delle responsabilità soggettive”.


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domenica 18 dicembre 2016

FATTORE DI PRESSIONE DELLE DISCARICHE IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE IL RICORSO DI REGIONE LOMBARDIA: E' LEGITTIMO

MILANO, 16 DICEMBRE 2016                                   COMUNICATO STAMPA



Legambiente e WWF: ""Una norma importante per la tutela del territorio. Ora la Regione prosegua con azioni incisive sul fronte della bonifica e del risanamento ambientale"

Legambiente Lombardia e WWF, ancora una volta uniti nella tutela di ambiente e salute del territorio, esprimono grande soddisfazione per la sentenza con cui il Consiglio di Stato, annullando una precedente pronuncia del TAR Milano, ha affermato la piena legittimità del “Fattore di pressione delle discariche”, approvato da Regione Lombardia nel 2014, che tutela quei territori già gravemente compromessi da una pesante presenza di discariche. Legambiente, WWF e Italia Nostra si erano costituite in giudizio ad adiuvandum al fianco di Regione Lombardia per presentare ricorso alla sentenza del TAR. L'indice di pressione prevede, su tutto il territorio regionale, il divieto di realizzare nuove discariche nelle aree in cui siano già stoccati più di 160 mila metri cubi di rifiuti per ogni chilometro quadrato.

“Il Consiglio di Stato ha stabilito la piena legittimità del provvedimento regionale che non ha violato alcuna competenza dello Stato – dichiara Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – Con questa sentenza viene confermato quello che dovrebbe essere un principio di civiltà: laddove sono presenti grandi quantitativi di rifiuti smaltiti in discarica non è possibile autorizzare ulteriori impianti. Una norma fondamentale per alcuni territori, come quello di Montichiari e della Bassa Bresciana, già gravemente sottoposti a forti impatti ambientali. Auspichiamo che la Regione voglia continuare su questa strada, affiancando a strumenti di prevenzione come il Fattore di Pressione, un'azione più incisiva sul fronte della bonifica e del risanamento ambientale di quelle zone martoriate dall’inquinamento e dalle contaminazione di sostanze pericolose, sia per l’ambiente sia per la salute umana”.

L’avv. Paola Brambilla, delegata Wwf Italia per la Lombardia, ha patrocinato l’intervento delle associazioni ambientaliste nel giudizio: “Le associazioni difendono l’ecosistema e le risorse naturali che assicurano ambiente e salute ai cittadini del pianeta, non solo contro chi pensa di avere la licenza di distruggerle, ma anche a favore delle Regioni, quando agiscono innalzando gli standard di tutela nazionali”.

Contrastare l’insediamento insostenibile di nuove discariche, affermano le associazioni, vuol dire anche tutelare il suolo, difendendo anche in giudizio il valore di questa risorsa, come spieghiamo nella campagna Salva il Suolo, in corso in questi giorni, a sostegno della petizione europea People4Soil per una direttiva europea a tutela del suolo.


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lunedì 12 dicembre 2016

Pendolaria 2016 Cremona-Brescia la linea peggiore della Lombardia


MILANO, 12 DICEMBRE                                                               COMUNICATO STAMPA


Legambiente: "Il trasporto ferroviario in regione è ancora inadeguato"


Treni obsoleti, ritardi, carrozze insufficienti negli orari di punta. È questo il desolante quadro dipinto dal rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente che, ogni anno all’entrata in vigore dell’orario invernale, lancia con l'obiettivo di stilare un'analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare.
Secondo il dossier Pendolaria, in Lombardia, si aggiudica la maglia nera come peggior linea ferroviaria la Cremona-Brescia. La classifica è stata stilata in base a criteri oggettivi per evidenziare la scarsa qualità del servizio: le proteste degli utenti per i problemi di ritardi e tagli dei treni, la tipologia dei treni utilizzati sia per capienza sia per età, la carenza di orari adatti per l’utenza pendolare, la frequenza dei convogli, la condizione delle stazioni, situazioni che in taluni casi spingono i pendolari a prendere l’auto ogni mattina proprio per l’inadeguatezza del servizio.

"La linea ferroviaria che collega Cremona e Brescia presenta disagi e condizioni indegne per due città di questa importanza - denuncia Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia - Negli ultimi anni il tasso di puntualità è stato insoddisfacente e spesso sono stati soppressi i convogli senza nessun preavviso e senza l'intervento di autobus sostitutivi. Le pessime condizioni di viaggio hanno portato all'esasperazione i pendolari che, oltretutto, subiscono notevoli disagi per lo spostamento del sottopasso di Brescia a causa dei lavori in corso dell'alta velocità”.

Infatti, con l'introduzione del nuovo orario invernale e in concomitanza con l'alta velocità per Verona vengono modificate diverse coincidenze, in particolare con il passante di Milano: 3-5 minuti di anticipo che possono sembrare irrisori, ma non per quei lavoratori o studenti che rischiano di perdere il treno di ritorno a casa. Inoltre, i treni sono più lenti di 15 anni fa e con sempre meno collegamenti tra Cremona e Brescia. Sui 51 km di linea, i tempi di percorrenza sono aumentati rispetto al passato: nel 2002 il treno più veloce collegava Brescia e Cremona in 34 minuti, oggi in 58, con una velocità media di 52 km/h e con lunghe soste per incroci.

Un'altra nota dolente riguarda il materiale rotabile utilizzato su questa tratta, che è tra i più vecchi e poco affidabili di quello in servizio di Trenord con una flotta composta da treni Ale 582 in pessime condizioni e con 25/30 anni di età. Solo fino ad alcuni mesi fa il servizio era parzialmente effettuato da automotrici diesel (nonostante la linea sia elettrificata) fabbricate oltre 40 anni fa. Negli orari di punta gli affollamenti rendono difficoltosa la salita a molti pendolari, l'aria condizionata d'estate non funziona in molte carrozze, in inverno alcuni convogli non sono riscaldati e nel nodo di Brescia spesso si perdono le coincidenze per Milano o Venezia.

A crescere sono in particolare le differenze tra chi si muove sulla rete ordinaria, sugli intercity e sui treni regionali e chi prende i treni ad alta velocità, che accrescono l'offerta con il nuovo orario: sono state inserite altre 4 corse sulla Roma-Milano, per esempio, con un aumento dell'offerta del 276% in più dal 2007 ed è stato introdotto il Frecciarossa Milano-Verona via Brescia, cha ha creato variazioni di orario per i regionali e i Frecciabianca sulla stessa tratta, tutto a discapito dei pendolari che si accontentano di linee e materiale rotabile spesso vecchio e in pessimo stato.

“A fronte di un servizio lento a rinnovarsi, negli ultimi anni le tariffe in Lombardia sono aumentate del 30,3% dal 2010 - conclude Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - con i pendolari condannati a sistematici ritardi, treni soppressi e carrozze inadeguate! Il futuro della nostra regione passa anche attraverso una seria politica di riqualificazione dell’offerta di trasporto collettivo: in una delle aree a maggior densità di strade e autostrade d’Europa e con il più elevato livello d’inquinamento atmosferico, Regione Lombardia non può più permettersi azioni irresponsabili nei confronti dei pendolari, aumentando inutilmente la mobilità su gomma”.


A questo link è disponibile il rapporto Pendolaria 2016: http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/pendolaria_le_10_linee_peggiori.pdf


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